Visualizzazione post con etichetta Rock. Mostra tutti i post
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11:46
| Autore:
Unknown
Cari Nativi Musicali, è da molto che non scrivo ma lo studio e il lavoro hanno prosciugato tutto il mio tempo. Approfitto di questa Domenica libera per aprire una nuova rubrica sul blog.
Ho utilizzato un titolo un po' cinematografico per cercare di descrivere la mia personale percezione di ciò che sta accadendo durante questo 2016. Ovviamente si parla di musica, è chiaro, lasciamo stare la politica così, tanto per rimanere allegri. Quello che è diverso è che sto parlano di musica Italiana...No non mi sono drogato è solo che da un po' di anni qualcosa si sta muovendo, tutta Italia sta tornando a sfornare autori e musicisti che meritano l'ascolto e anche la condivisione e in questo 2016 tutto il lavoro che questi "ragazzi" hanno fatto, sta finalmente cominciando a dare risultati.
Volevo parlarvi in prima battuta di un gruppo che seguo da tempo e che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo qui a Catania grazie all'impegno di alcuni cari amici che hanno messo su una interessantissima stagione di Live con il progetto WEAK. Sto parlano dei "TheGiornalisti", gruppo laziale fondato o quantomeno attivo dal 2008. Dopo due album (Vol. 1 e Vecchio) già seguiti negli ambienti meno mainstream hanno ottenuto la vera notorietà, nel 2014, grazie all'album Fuoricampo. Ma è nel 2015 che arriva per loro ciò che comunemente viene chiamato successo, questo grazie al singolo Fine dell'estate e successivamente Tra la strada e le stelle.
I membri del gruppo (Tommaso Paradiso, Marco Antonio Musella, Marco Primavera, Gabriele Blandamura e Leo Pari) sembrano veri specialisti nel riprodurre e riproporre atmosfere che ci riportano ai vaporosi primi timidi colori degli anni 80. Uno stile dunque vintage? No, io direi uno stile assolutamente contemporaneo ma che rielabora in maniera magistrale la materia musicale che ci siamo lasciati alle spalle, forse travolti dalla novità ammaliante dell'era digitale, degli anni 80. Un pop-rock che ha poco di italiano nella musica e che ci ricorda i grandi musicisti del synth-pop e rock del passato ma con la, coragiosa, scelta di sviluppare malinconici, romantici e intensamente spensierati testi in italiano.
La complessità del pezzo sta proprio nel comprendere la sua semplicità, con un testo che sfiora ermetismo ma che "vuol dire sempre qualcosa per chiunque", una logica pop ma con uno stile e una presentazione degna della musica più impegnata. La veste melodica è efficace, anch'essa malinconica ed evocativa, con riff che ti rimangono dentro subito, come li avessi già ascoltati da sempre, e motivi facili ma efficaci. L'arrangiamento è ben strutturato e studiato e pieno di colori che ti portano in un viaggio di ricordi e di allucinazioni nuove. Colori che mancano nel videoclip, senza che però se ne senta la mancanza, con una chiave di lettura molto spensierata, annoiata quasi disinteressata ma che rivela però un'attenzione nel proporre fotografie in bianco e nero desolate che ti riportano indietro nel tempo a quando eravamo bambini e ogni immagine era semplice e forte.
Ditemi che ne pensate gente...forse in Italia c'è una nuova speranza?
Nel prossimo articolo parleremo di "Cosmo"!!!
Ho utilizzato un titolo un po' cinematografico per cercare di descrivere la mia personale percezione di ciò che sta accadendo durante questo 2016. Ovviamente si parla di musica, è chiaro, lasciamo stare la politica così, tanto per rimanere allegri. Quello che è diverso è che sto parlano di musica Italiana...No non mi sono drogato è solo che da un po' di anni qualcosa si sta muovendo, tutta Italia sta tornando a sfornare autori e musicisti che meritano l'ascolto e anche la condivisione e in questo 2016 tutto il lavoro che questi "ragazzi" hanno fatto, sta finalmente cominciando a dare risultati.
Volevo parlarvi in prima battuta di un gruppo che seguo da tempo e che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo qui a Catania grazie all'impegno di alcuni cari amici che hanno messo su una interessantissima stagione di Live con il progetto WEAK. Sto parlano dei "TheGiornalisti", gruppo laziale fondato o quantomeno attivo dal 2008. Dopo due album (Vol. 1 e Vecchio) già seguiti negli ambienti meno mainstream hanno ottenuto la vera notorietà, nel 2014, grazie all'album Fuoricampo. Ma è nel 2015 che arriva per loro ciò che comunemente viene chiamato successo, questo grazie al singolo Fine dell'estate e successivamente Tra la strada e le stelle.
è solo tua, la colpa è solo tua...e di qualche film anni 80
I membri del gruppo (Tommaso Paradiso, Marco Antonio Musella, Marco Primavera, Gabriele Blandamura e Leo Pari) sembrano veri specialisti nel riprodurre e riproporre atmosfere che ci riportano ai vaporosi primi timidi colori degli anni 80. Uno stile dunque vintage? No, io direi uno stile assolutamente contemporaneo ma che rielabora in maniera magistrale la materia musicale che ci siamo lasciati alle spalle, forse travolti dalla novità ammaliante dell'era digitale, degli anni 80. Un pop-rock che ha poco di italiano nella musica e che ci ricorda i grandi musicisti del synth-pop e rock del passato ma con la, coragiosa, scelta di sviluppare malinconici, romantici e intensamente spensierati testi in italiano.
Poi ti basta una doccia per uscire la sera, in cerca della gente come te, che si abbraccia senza motivoe non discute mai di niente, ma che si prende a cuore e si senteIl pezzo che volevo proporvi, da aggiungere alle vostre playlist è Tra la strada e le stelle:
La complessità del pezzo sta proprio nel comprendere la sua semplicità, con un testo che sfiora ermetismo ma che "vuol dire sempre qualcosa per chiunque", una logica pop ma con uno stile e una presentazione degna della musica più impegnata. La veste melodica è efficace, anch'essa malinconica ed evocativa, con riff che ti rimangono dentro subito, come li avessi già ascoltati da sempre, e motivi facili ma efficaci. L'arrangiamento è ben strutturato e studiato e pieno di colori che ti portano in un viaggio di ricordi e di allucinazioni nuove. Colori che mancano nel videoclip, senza che però se ne senta la mancanza, con una chiave di lettura molto spensierata, annoiata quasi disinteressata ma che rivela però un'attenzione nel proporre fotografie in bianco e nero desolate che ti riportano indietro nel tempo a quando eravamo bambini e ogni immagine era semplice e forte.
Ditemi che ne pensate gente...forse in Italia c'è una nuova speranza?
Nel prossimo articolo parleremo di "Cosmo"!!!
Etichette:Italia,Pop,Recensioni,Rock,Thegiornalisti | 0
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03:04
| Autore:
Unknown
Benvenuti in questo nuovo viaggio, cari NativiMusicali. Si parte dal porto del mondo rock, ma la destinazione è sconosciuta. Sappiamo solo che navigheremo tra un mare di onde elettroniche! Ecco dove nasce tutto, allacciate le cinture comincia il viaggio.
Prologo
Già negli anni '70 molti gruppi electro-rock e synth-pop si orientavano verso sperimentazioni elettroniche estreme. Un gruppo apri le porte ad un mondo infinito e in continua evoluzione, i Kraftwerk sconvolsero definitivamente l'orizzonte musicale. Tuttavia, per quanto i Kraftwerk diedero un contributo determinante alla nascita della musica "elettronica", non bisogna dimenticare che molti artisti prima di loro crearono un movimento che successivamente venne riconosciuto come fenomeno elettronico.
05:22
| Autore:
Unknown
"Una volta"
Con quale frequenza, i nostri discorsi,
sono iniziati proprio cosi?. Ci imponiamo una nostalgia snob addosso,
tramandandola alle nuove generazioni. Perchè presuntuosamente ci
vantiamo di tempi d'oro, che sono nostri e solo nostri, dove tutto
era migliore, splendente e che ormai è evaporato nel grigio del "una
volta".
E mò basta.
Insegniamo e viviamo il nostro
presente, per ciò che di buono ha da proporci, senza stupidi
paragoni. Perchè è necessario, (anche se è duro da accettare)
voler bene alla propria epoca.
"Una volta, Catania era la Detroit
del sud". C'era la musica, c'era il Mc Intosh per alcuni, C'era Piazza Roma per altri. (magari per chi vestiva di nero)."
"Una volta Piazza Teatro Massimo
era diversa, il target di età era differente, c'era meno gentaglia
ecc."
11:36
| Autore:
Unknown
La Profana umiltà di Nativi Musicali, l'appuntamento del lunedì alla scoperta delle band Underground; questa sera vi propone la tenerezza.
La tenerezza che risveglia dal sonno, come il pianto di un bambino prodigio.
Pronto per il M'eraluna.
Eppure le metafora in questione non rispecchia pienamente l'opera della band di cui parleremo. Qui si parla di sangue, qui si respira il ghiaccio. E dunque torniamo a vestire i panni di uomini, e viviamo la distanza insieme ai grandi "Frozenbleed".
00:26
| Autore:
Unknown
Immagino.
Immagino un "Mercurio", il Dio messaggero dell'antica Grecia. Lo immagino differente dal collettivo immaginario; lo vedo...lo vedo con una chitarra elettrica che suona a ritmo di lampi nostalgici, che lo pretendono alla corte di Zeus. No, non è un trip da funghetti allucinogeni. E' l'immagine che mi si è incisa nella mente, e gli ideatori di questo dipinto surreale sono gli "Stark Delicious".
Difficile dire dove questi ragazzi abbiano preso l'energia che impazza dai loro brani, al punto da credere che forse sia stata L'Etna stessa, a sputarli fuori, con un grido che si è condensato nella loro musica.
ENERGIA. Questo è la parola più adatta da accostare ai quattro componenti del gruppo. I loro brani si insinuano dentro le arterie, bussando alle porte dei polpacci, e bisbigliano in modo seducente l'invito "mò si salta!". Lo si avverte in "DOGMA" dove forse il gruppo esprime appieno il proprio talento, dove rabbia, passione e anche una nota di sarcasmo si mescolano in un unica danza che al primo ascolto, come si dice a Catania, colpisce con cosi tanta forza da essere "na tumpulata".
Ma onore al merito, non si parla di chitarre e batterie pestate per un pogo fine a se stesso.
Il punto di forza dei giovanissimi Stark Delicious, è senza dubbio la composizione dei testi, dove riflessioni e lievi provocazioni, fanno da giusta cornice ad un sound irresistibile (Il Sonno della ragione genera mostri).
Dentro le parole del Frontman, si avverte la ricerca di un equilibrio, la stretta dell'io, ed anche la voglia sacrosanta di poter mandare all'inferno ogni cosa. Si afferra il proprio dolore, lo si strangola per poterci infine elevare all'Olimpo, anche solo per avere il diritto e la presunzione di abbandonarlo una volta raggiunto.
Siamo cosi
noi
umani.
E la delicatezza di questo racconto stupisce ancora una volta nel secondo atto della canzone "Olimpo- la discesa"
dove non servono neanche più parole, ma rintocchi di vita.
Se è dunque vero che siamo in molti, con le orecchie tese, in attesa di una valanga
tenetele aperte
Questa valanga è alle porte
ed il suo nome è "Stark Delicious"
Con umile profanità
Buon Ascolto
06:46
| Autore:
Unknown
Oggi la profanità di Into the Ground vuole strafare
Con mano umile, ci accingiamo a parlare di ben due gruppi che ci auguriamo accompagnino i vostri stati d'animo, sino ad elevarli, o infossarli per sempre, tra le catarsi della dualità.
Dualità proprio perchè i protagonisti dell'ormai noto appuntamento del lunedi di Nativi Musicali, sono due opposti che però mirano ad aprire le porte delle percezione (come disse qualcuno)
Iniziamo subito dividendo il nostro viaggio musicale tra giorno e notte.
E sulla strada della perdizione, gli olandesi "Gomer Pyle " ci guidano come sciamani dentro l'interrogativo della conoscenza più alta : sappiamo di essere vivi?, siamo spettatori, protagonisti, comparse?.
Ebbene lo stoner dell'album "Idiot Savants" con i suoi suoni tra l'inferno ed i fiumi d'oriente, annienterà per un ottimo lasso di tempo il grande interrogativo. Riportandoci all'era della pietra, colpendoci con tanta forza da far si che la ghiandola pineale dica alla nostra Kundalini di alzare le chiappe, e se non sarà l'illuminazione ad arrivare, se non altro, vi ritroverete a ballare come scimmie nei giardini dell'Eden.
"Idiot Savant" è un termine usato in psicologia per definire coloro i quali sono "idioti sapienti"; persone con gravi handicap comunicativi che tuttavia (alle volte a causa di traumi) riescono a manifestare capacità incredibili. Quasi non umane.
I siberiani chiamano questi soggetti : voluti da Dio. Nel Voodoo le persone con handicap vengono riconosciute come messaggeri dei VeVe (paragonabili ai nostri angeli)
L'imperativo della dualità ritorna.
Dove inizia la maledizione, e dove il miracolo?
Siamo davvero cosi saggi?
o la parola idiota oggi, nella modernità cibernetica del tutto alla portata di mano.
E' stata sostituita da una forma più sottile di conformismo
che si vanta di essere "SANO"?
all'esperienza di ognuno l'ardua sentenza.
Ed ecco che infine cala la notte, la beatitudine si dirada.
L'epoca dei sintezzatori è alle porte. Ma lo è da molto ormai
lo era sicuramente su Marte, dalla quale "Richard David James", il leggendario "Aphex Twin", importa le sue melodie più geniali
"Melodies From Mars" è il tempio dove il disturbatore, esige di essere disturbato. Dove mandiamo i nostri piccoli neuroni , al cinema dell'irrazionale, per adempiere ai nostri doveri coniugali con l'insanità che reprimiamo con troppa costanza.
Nella sua omelia elettronica, finiamo infatti in un labirinto cosi folle ed imprevedibile, cosi tetro e allo stesso tempo spensierato, cosi fantascientifico e con gran sorpresa malinconico.
Che la priorità non sarà più quella di trovare l'uscita, no, assolutamente mai più.
Cercheremo dentro il labirinto mostruoso e sublime, il nostro personalissimo minotauro a cui chiedere "ma non ti sembra Bach?"
E sarà bene che siate in grado di gestire la follia
poichè i labirinti hanno le gambe.
E si corre il rischio come in una seduta spiritica
se non si fa attenzione.
che si finisce per essere pedinati..
Con profana umiltà
Buon Ascolto
09:53
| Autore:
Unknown
Lo sguardo profano di "In To The Ground" oggi siede dinnanzi al silenzio.
Diventiamo uomini del silenzio insieme ad i " Colloquio " , immergendoci in atmosfere sognanti che ci raccontano una storia senza il lieto fine. O si? al giudizio personale l'ardua sentenza.
"credo sia stata una favola, a dipingermi l'anima : con colori che non avevo visto mai"
Non è forse la storia di noi tutti?. Ci avviciniamo all'amore con la prepotenza di dover disporre i suoi tasselli con la coerenza di un progetto industriale. Illusi forse proprio da una cultura dove l'amore, diventa speculazione, costrizione. Un concetto appreso esternamente che dentro le arterie impazza quando emotività e realtà esplodono dentro l' egoismo che noi tutti portiamo dentro.
"Uomo del silenzio" come uno stendardo di libertà, ci racconta della sublimazione di questo concetto. Scostando il velo di maya delle nostre illusioni. Le diversità emergono, e non combaciano come vuole il famoso detto sugli "opposti".
O è forse più profondo il messaggio dei Colloquio?
domande dentro l'anima che cercano risposta da tutta una vita.
La solitudine è una domanda?
La compagnia, l'amore, la condivisione ; una risposta?
"c'è chi vince c'è chi perde, forse non ho perso niente"
Magari alle volte inganniamo noi stessi più delle favole del nostro ieri.
proprio perchè la solitudine è un quesito,
alla quale da soli temiamo di dar risposta.
con Profana umiltà.
buon ascolto.
08:28
| Autore:
Unknown
<<E' in sicilia che si trova la chiave di tutto >> - Johann Wolfgang von Goethe
Lontani
dalle struggenti passioni del Werther, sicuramente, possiamo
trovare
nella mia incantevole terra
natia,l'accesso nuovo, per l'antico
rifugio
di quell'infinito universo che è la musica.
Un
modo nuovo, moderno, così com'è il nome della band di cui parliamo oggi.
Gli "A Modern Way To Die".
E
la morte arriva sul serio, e la si gusta sul palato come un sapore
che
sorprende, ma che infondo, in cuor nostro, conosciamo da tutta la
vita.
La
medesima sensazione si racconta in " Flow
" , quarto
brano di
"Pulse and
Treatment ",
opera prima della band catanese.
Già
dal primo ascolto Flow rapisce all'interno di una visione dove
ci
si ritrova a trattenere il respiro. Il riverbero della chitarra è il
preludio
tachicardico di un treno pronto ad intraprendere la sua corsa.
La
voce del frontman infiamma, imponendosi con decisione,
dirigendo
binari danzanti verso l'alto. Sono strouble su muri di pietra,
confusione
ritmica distillata in eleganza.
Flow
è un' altalena dal sound che ignora le regole del tempo,
che
se ne infischia delle definizioni, e che si riassume in adrenalina ad
alto dosaggio.
Vita
che scorre dentro atmosfere che germogliano
nella penombra.
Istinti
primordiali, arcaici come la musica,
per... un nuovo modo di morire.
06:35
| Autore:
Unknown
Questo è un articolo pubblicato da James sul vecchio blog e oggi lo ripropongo qui, buona lettura:
Oggi voglio riproporre un brano immortale.Qualcosa che per molti di noi, va oltre ciò che è semplice ascolto musicale, ma un vero e proprio compagno di viaggio, asfalto sotto i piedi di anime vagabonde. Questa canzone non ha bisogno di presentazioni, meno che mai, il nome di coloro che la intonano, il cui richiamo scuote la storia, e spezza con psichedelico fervore i respiri di molte generazioni.
vorrei che tu fossi quiQuesta non è una recezione, non intendo entrare nello specifico, è forse troppo ardua l’intensità che si cela tra queste strofe, persino per la mia presunzione da profano. La mia invece è una riflessione, ed un quesito che voglio condividere.
Ogni uomo, ogni donna, ogni individuo capace di meditare sulla propria individualità, o semplicemente sui propri sogni, sulle proprie speranze, potrebbe ritrovarsi in questa semplice frase
Etichette:Critica,Cult,Musica,Recensioni,Rock | 0
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